Da vent’anni viviamo una contraddizione linguistica: definiamo “stampanti multifunzione” dispositivi che, nella realtà operativa quotidiana, vengono utilizzati principalmente come scanner. Questo retaggio risale a un’era in cui l’archiviazione era puramente fisica e i documenti digitali, dalle e-mail ai contratti firmati elettronicamente, venivano stampati per essere inseriti nei faldoni cartacei.
Quel modello è ormai superato e il paradigma si è invertito: aziende, studi professionali, enti pubblici e istituzioni, come il Vaticano, in occasione del recente evento RICOH, si trovano a dover gestire un residuo cartaceo che richiede una transizione rapida verso l’ecosistema digitale.
L’obiettivo è trasformare questo patrimonio di carta in dati ricercabili e analizzabili tramite l’intelligenza artificiale.
La sfida è chiara: implementare sistemi di scansione efficienti e immediati o rischiare di perdere definitivamente il valore informativo dei documenti ancora su carta?
Il caso dei bollettini di Radio Vaticana: un patrimonio che rischiava di essere dimenticato per sempre
Pietro Cocco, coordinatore dell’Archivio Editoriale Multimediale del Dicastero durante l’evento di presentazione svoltosi presso gli studi della Radio Vaticana per la Comunicazione della Santa Sede, ha illustrato i dettagli di questa iniziativa, che vede la collaborazione attiva tra l’istituzione vaticana e RICOH.
“RICOH PFU ci ha permesso di esaminare il prezioso archivio della Radio Vaticana, che da 90 anni documenta e trasmette notiziari in numerose lingue. Si tratta di una memoria storica inestimabile, che grazie a un progetto di digitalizzazione avanzato e all’integrazione con modelli di intelligenza artificiale, è stata salvaguardata e resa facilmente accessibile.” Pietro Cocco coodinatore dell’Archivio Editoriale del Vaticano
L’archivio digitale multimediale del Dicastero nasce nel 2016, con l’obiettivo di unificare in un sistema organico tre fondi distinti: l’archivio della Radio Vaticana, che raccoglie materiale audio e cartaceo a partire dal 1931, l’archivio del Centro Televisivo Vaticano, attivo dal 1984 con la copertura audiovisiva delle attività del Pontefice, e il fondo cartaceo dei bollettini che trascrivono le trasmissioni del giornale radio sui principali avvenimenti della Chiesa e sui discorsi pronunciati dai Papi.
Quest’ultimo fondo, in particolare, raccoglie in maniera organizzata cronache pressoché giornaliere a partire dal 1954, per un totale di circa 400 volumi rilegati.
Oltre alla pura acquisizione testuale, il responsabile dell’archivio ha evidenziato l’importanza di preservare il contesto materiale dei documenti.
Dettagli come la tipologia di carta, le annotazioni autografe e le correzioni redazionali rappresentano elementi essenziali della memoria storica, al pari del contenuto testuale. Questa esigenza ha richiesto soluzioni di scansione capaci di garantire una riproduzione visiva fedele dell’originale, andando ben oltre la semplice conversione tramite OCR.
La digitalizzazione ha dovuto affrontare sfide tecniche significative, legate soprattutto alla delicatezza dei materiali originali.
Gran parte dell’archivio, composto da fogli in carta velina prodotti con macchine da scrivere, presentava una fragilità estrema. Particolarmente complessa è stata la gestione dei documenti risalenti al secondo conflitto mondiale e al primo dopoguerra: scritti fronte-retro per far fronte al razionamento della carta, questi fogli estremamente sottili comportavano il rischio di trasparenza ottica, rendendo difficile la scansione di una facciata senza l’interferenza del verso.
Grazie alle soluzioni RICOH, è stato possibile superare questi ostacoli, garantendo un’acquisizione efficiente e precisa.
L’integrazione diretta tra gli scanner e il sistema di gestione documentale (CMS) del Dicastero ha inoltre permesso l’importazione automatizzata di immagini e relativi metadati, ottimizzando l’intero flusso di lavoro verso l’archiviazione digitale.
I nuovi modelli di scanner pdf RICOH PFU artefici di questa “magia”
In questo contesto prestigioso PFU, realtà leader nell’acquisizione documentale nata dalla sinergia tra Panasonic e Fujitsu e recentemente entrata a far parte del Gruppo Ricoh, ha annunciato il lancio di due nuovi scanner caratterizzati da un eccellente equilibrio tra prestazioni e costi.
Progettati per rispondere alle esigenze di una platea eterogenea, dalla piccola e media impresa alla grande organizzazione, queste soluzioni si distinguono per la capacità di gestire flussi di lavoro complessi, elaborando nello stesso batch documenti di formati e grammature differenti.
I due nuovi modelli di scanner adf RICOH SP: SP-2230N e SP-2240N

I modelli RICOH SP-2230N e RICOH SP-2240N, svelati in Vaticano, sono scanner documentali ADF pensati per inserirsi esattamente in questo scenario e presentano specifiche tecniche pressoché identiche.
Entrambi sono scanner ADF (alimentazione automatica) dotati di funzionalità duplex per la scansione fronte-retro in un unico passaggio, sensori CIS doppi — uno per lato — e sistema di illuminazione a LED RGB.
La differenza tra i due modelli è praticamente solo la velocità di scansione. Il modello RICOH SP-2230N arriva a 30 pagine al minuto in simplex e 60 immagini al minuto in duplex (a 200/300 dpi), con un volume giornaliero consigliato di 4.500 fogli.
Il modello RICOH SP-2240N sale invece a 40 pagine al minuto in simplex e 80 immagini al minuto in duplex, con un volume giornaliero consigliato di 6.000 fogli.
Risoluzione ottica di 600 dpi, risoluzione massima in uscita 1200 dpi, uscita colore a 24 bit. Numeri nella media alta della categoria, ma è altrove che questi scanner cercano di differenziarsi.
Da 27 a 413 grammi al metro quadrato, questi scanner “mangiano” tutto
Il punto più interessante, dal punto di vista tecnico, è la gestione del percorso carta. L’alimentatore automatico ha una capacità di 80 fogli, ma il dato che conta davvero è la sua tolleranza alla varietà.
Lo scanner, infatti, accetta documenti che vanno da un minimo di 50,8 × 50,8 mm fino a un massimo di 215,9 × 355,6 mm, con un’estensione per documenti lunghi (in modalità a foglio singolo) fino a 6.096 mm, utile per scontrini di cassa particolarmente lunghi o tabulati. Sul fronte della grammatura, si va da 27 g/m² (carta velina) ai 413 g/m² del cartone pesante, fino a poter gestire, sempre a foglio singolo, anche le card plastificate in formato ISO/IEC 7810 ID-1, lo standard delle carte di credito e dei documenti d’identità, con uno spessore massimo di 1,4 mm.
In pratica, lo stesso alimentatore che digitalizza uno scontrino fiscale stampato su carta termica sottilissima può, anche nello stesso batch, gestire una busta più rigida, un documento A3 piegato a metà o, isolatamente, una tessera plastificata.
Il rilevamento dell’alimentazione avviene tramite un doppio controllo, sensore a ultrasuoni per la sovrapposizione dei fogli e controllo della lunghezza pagina, pensato per ridurre il rischio di inceppamenti o scansioni doppie senza dover preordinare manualmente i documenti per tipologia, che è poi il vero collo di bottiglia quando si digitalizzano archivi misti e non omogenei come quelli descritti in apertura.
In questo caso basta prendere la “pigna” di documenti vari da scansionare, e infilarla nel feeder. L’unico aspetto da rispettare è che siano tutti “centrati” sulla luce di scansione: il feeder infatti pesca dal centro.
Percorso dritto contro percorso a U: il vero “spartiacque” tecnico tra scanner puri e multifunzione
La differenza sostanziale tra uno scanner dedicato e una stampante multifunzione risiede nel design meccanico, che va ben oltre la semplice assenza della funzione di stampa.
Nelle comuni stampanti multifunzione dotate di ADF, i documenti seguono un percorso ‘a U’: il foglio subisce una piegatura accentuata durante il passaggio sul vetro di scansione. Sebbene questa configurazione permetta di mantenere dimensioni compatte e costi contenuti per l’uso in ufficio standard, risulta limitante con supporti più spessi o rigidi, causando spesso inceppamenti o l’impossibilità di automatizzare la scansione.
A differenza delle comuni stampanti multifunzione, gli scanner Ricoh SP-2230N e Ricoh SP-2240N si distinguono per il loro percorso carta pressoché lineare.
Grazie a un design che evita curvature eccessive durante il transito sui sensori CIS, questi modelli offrono una versatilità superiore: l’alimentatore può gestire in un unico batch supporti eterogenei, come tessere plastificate fino a 1,4 mm, cartelline rigide o documenti A3 piegati, senza richiedere passaggi separati o configurazioni particolari.
Per chi opera con archivi misti — dove convivono fragili veline e spessi supporti cartacei — questa caratteristica meccanica risulta fondamentale. Più della semplice velocità di scansione, è proprio questa flessibilità nel trattamento dei materiali a definire l’effettiva operatività dello scanner e la sua capacità di affrontare sfide di digitalizzazione complesse.
Alta qualità immagine e OCR sempre più evoluto: riconosciuta anche la scrittura calligrafica: sul fronte della qualità d’immagine, RICOH PFU separa nettamente due scenari d’uso.
Per la scansione via PC, entra in gioco il driver PaperStream IP, abbinato alla tecnologia Clear Image Capture: è la combinazione che, secondo l’azienda, garantisce la precisione OCR più alta e la pulizia ottimale del file immagine prima dell’archiviazione.
I nuovi modelli introducono la possibilità di operare in modalità “connessa” senza l’ausilio di un PC host, grazie a tre pulsanti fisici programmabili.
Attraverso la funzione DirectScan, l’elaborazione dei documenti avviene direttamente a bordo del dispositivo sfruttando il nuovo SoC iiGA, che integra funzionalità OCR complete. Questa architettura consente di generare PDF ricercabili in totale autonomia e di inviarli verso destinazioni predefinite, come cartelle di rete, e-mail o servizi cloud.
Si tratta di una soluzione ideale per gli utenti condivisi, poiché permette a più utenti di completare i flussi di archiviazione senza dover interagire con software dedicati o effettuare il login su una workstation locale.
La scansione con un tocco “Ad-Hoc”
A completare l’offerta, PaperStream ClickScan semplifica la digitalizzazione ad-hoc con un semplice tocco, supportando l’esportazione diretta in formati editabili come Word, Excel e PowerPoint. Per esigenze più avanzate, il software PaperStream Capture — potenziabile tramite la suite Capture Pro — permette di automatizzare i flussi di lavoro e implementare funzionalità evolute di riconoscimento intelligente tra cui: la lettura di codici a barre, l’elaborazione di moduli e la trascrizione di testo manoscritto (non corsivo).
Connettività e gestione: flessibilità totale, dalla postazione singola alla grande azienda
Entrambi i modelli dispongono di interfaccia USB 3.2 Gen 1×1 ed Ethernet (10/100/1000BASE-T), e supportano PaperStream IP Net per condividere lo scanner su rete tra più postazioni.
Per chi deve gestire flotte più ampie, PaperStream NX Manager centralizza l’acquisizione lato server, mentre PaperStream Central Admin consente, secondo le specifiche PFU, il monitoraggio in tempo reale fino a 51.000 scanner contemporaneamente: un numero che dà la misura di quanto questi dispositivi siano pensati anche per contesti enterprise distribuiti, non solo per la singola postazione da scrivania.
Sul fronte dimensionale, l‘ingombro resta compatto per la categoria: 292 × 163 × 150 mm e 3,3 kg di peso, requisito non scontato per chi deve inserire lo scanner in postazioni con poco spazio. L’esempio citato durante l’evento è quello degli ambienti sanitari, ma vale altrettanto per molti uffici.
L’AI diventa protagonista: dall’acquisizione all’informazione!

Tramite tecnologie AI verrà abilitato il passaggio dall’acquisizione del documento a quello dell’informazione.
A conclusione dell’evento alla Santa Sede, Brian Fortune, direttore commerciale di PFU Europe, ha contestualizzato il lancio dei nuovi scanner all’interno di una visione strategica più estesa: la transizione di PFU da semplice produttore di hardware a fornitore globale di soluzioni di “capture”, intesa come acquisizione e strutturazione intelligente dell’informazione.
Il cuore del suo intervento è stato un monito significativo: l’efficacia dell’intelligenza artificiale è intrinsecamente legata alla qualità dei dati in ingresso!
Alimentare sistemi di IA con informazioni imprecise o frammentate non fa che perpetuare e amplificare tali criticità. Di conseguenza, Fortune ha ribadito l’importanza cruciale di integrare la strategia sull’IA già nella fase iniziale di acquisizione del documento, anziché intervenire solo in un secondo momento.
Sul piano industriale, questa visione si traduce in alcune scelte concrete già avviate da RICOH.
La piattaforma software PaperStream, lanciata nel 2013, viene descritta da Fortune come il vero punto di svolta strategico: da quel momento l’azienda smette di concentrarsi solo sulla qualità dell’immagine scansionata per investire sulla qualità dell’informazione estratta.
Tra le decisioni strategiche più significative figura l’apertura della piattaforma PaperStream anche a scanner di terze parti. Questa mossa riflette, secondo Fortune, la volontà di intercettare l’informazione in ogni punto di ingresso aziendale, indipendentemente dall’hardware utilizzato, superando il modello tradizionale di software vincolato esclusivamente ai propri dispositivi.
Sul fronte dei prodotti, Fortune ha anticipato l’espansione europea di PaperStream Capture AI, già lanciata in Giappone e Stati Uniti con un tasso di accuratezza dichiarato del 99,99% nell’estrazione dei dati, a conferma che l’investimento dell’azienda si sta spostando dal solo miglioramento dell’hardware di scansione verso strumenti software capaci di validare e strutturare l’informazione prima che venga utilizzata da sistemi di intelligenza artificiale.
Sono stati mostrati, per esempio, dei workflow documentali di scansione e riconoscimento dei documenti, capaci di identificare eventuali documenti contraffatti.
Resta naturalmente da osservare come questa visione aziendale si concretizzerà nell’offerta per il mercato europeo nel prossimo futuro.
Tuttavia, appare evidente il legame tra questa strategia e l’esempio virtuoso dell’archivio storico digitalizzato e interrogabile tramite AI: la semplice scansione non è più sufficiente!
La vera sfida competitiva per i produttori non risiede più soltanto nell’acquisizione, ma nel valore aggiunto che segue tale fase e nell’affidabilità del dato ottenuto, elementi ormai cruciali per determinare il successo nel settore.
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